Il male non può mai essere volontariamente compiuto. Però, ci si può ritrovare in circostanze in cui, quando il male è in atto, si possono fare delle scelte per limitarne gli effetti.
Il n.73 dell’Evagelium vitae (enciclica di Giovanni Paolo II, del 25 marzo 1995) tratta un caso specifico che ci permette di comprendere la distinzione tra male minore e maggior bene possibile. In essa è scritto che nel caso di una legge intrinsecamente ingiusta come può essere quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, “né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto”. Poi l’enciclica continua: “un particolare problema di coscienza potrebbe porsi in quei casi in cui un voto parlamentare risultasse determinante per favorire una legge più restrittiva, volta cioè a restringere il numero degli aborti autorizzati, in alternativa ad una legge più permissiva già in vigore o messa al voto. (…). Nel caso ipotizzato, quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita ad una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui.”
Dunque, mentre il male minore è un’azione in se stessa volta a ridurre un male compiendo al suo posto un altro male di portata inferiore, il bene possibile è un’azione in se stessa buona, seppure incapace di compiere il massimo bene in qaunto impedito non da una propria deliberazione, ma dalla scelta di altri (Cfr.F.Roberti – P.Palazzini, Dizionario di teologia morale, Roma 1961, p.939).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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