Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.37/1)

(A cura di Pierfrancesco Nardini)

Che significa Unità di Dio? Unità di Dio significa che c’è un Dio solo

(prima parte)

Seguendo lo schema disegnato magistralmente dal Dragone si preferisce dividere il commento a questo numero in due parti, per poter meglio sviluppare una questione importantissima, che oltre ad aiutarci nella maggior conoscenza di Dio, potrà aiutarci a controbattere coloro che dovessero contestarci l’esistenza di Dio e la possibilità di dimostrarne l’esistenza.

Per la complessità della spiegazione, eccezionalmente, si seguiranno gli schemi di Padre Dragone e Casali, sintetizzando il loro pensiero.

Ci sono due cose che ci spiegano la verosimiglianza e la dimostrabilità dell’esistenza di Dio: la divina Rivelazione e la nostra ragione.

La prima, parola rivelata, quindi che obbliga a credere, riporta moltissimi episodi che parlano di Dio, di quel che Lui ha detto e fatto. Dalla creazione al rapporto con Adamo ed Eva, passando per tutto l’Antico Testamento fino ad avere Sue notizie anche nel Nuovo Testamento. È sufficiente cercare la parola “Dio” nella Bibbia per trovarli.

Va detto, però, che la ragione mette a disposizione molti argomenti che aiutano a dimostrare l’esistenza di Dio, anche senza dover coinvolgere la fede.

Come spiega il Dragone (nel commento al n. 37) in modo chiaro ed esaustivo la nostra ragione arriva alla consapevolezza dell’esistenza di Dio per una “via o argomento di causalità” e tramite “argomenti psicologici”.

Il primo (argomento di causalità) ci viene così spiegato: «risalendo dagli effetti alle loro cause giungiamo a scoprire la Causa prima di tutte le cose, che è Dio» (Dragone, n. 37).

Vi sono più elementi al suo interno, li sintetizziamo.

Argomento del moto (moto=passaggio da potenza ad atto, da imperfezione a perfezione, ad es. da legno in lavorazione a scultura o da seme a pianta): non contempla la possibilità di muoversi da sé (da potenziale pianta a pianta reale), presuppone un Movente immobile, ossia una Causa che muova per prima tutto, che faccia passare la cosa dalla potenzialità alla realtà.

Argomento delle cause efficienti. La causa efficiente è quella da cui deriva un effetto in modo diretto. Tutti gli esseri viventi hanno una loro causa efficiente (i genitori per il bimbo, la lupa per il lupetto, ecc…). Indietro all’infinito però non si può andare, una causa efficiente che non ha a sua volta una sua causa efficiente ci deve essere per forza. È questione di ragionevolezza. Ci dev’essere una causa efficiente non causata, prima di tutto.

Argomenti degli esseri contingenti. «Contingente è ciò che passa, che ha principio nel tempo, come il filo d’erba che spunta dal seme, i monti che si formano dalle eruzioni vulcaniche» (Dragone, n. 37). È «tutto ciò che è accidentale, che può non essere, opposto al necessario» (Treccani online). È quindi qualcosa che «non ha in sé stesso la ragione della propria esistenza, ma la ripete da un altro» (Casali p. 136), che ha un inizio e avrà una fine. Anche in questo caso non si può risalire all’infinito, cioè da essere contingente in essere contingente. Ci si dovrà fermare per forza ad un Essere necessario, infinito (sempre esistito e che sempre esisterà), che «non può non esistere, perché a Lui è essenziale l’esistenza» (Casali, p. 136).

Argomento dei diversi gradi di perfezione. L’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio, «così diciamo che gli esseri creati sono più o meno belli, buoni, sapienti, potenti secondo che assomigliano di più o di meno al Modello supremo, che è la Bellezza, la Bontà, la Sapienza, la Potenza infinita. Questo modello infinito di tutte le perfezioni è Dio, perfezione infinita» (Dragone, n. 37).

Argomento dell’ordine delle cose. Questo è il classico rimando alla bellezza e perfezione della creazione che razionalmente fa presupporre un Ordinatore sommo, che abbia dato l’ordine e le leggi che creano quella bellezza e quella perfezione. Non si ritiene verosimile la creazione di un mondo così eccezionale solo per un caso, per una serie casuale di combinazioni che dal caos hanno portato all’ordine.

Quanto all’“argomento psicologico” si intendono le leggi interiori, perché «non solo le leggi che sono fuori di noi ci manifestano Dio, ma anche quelle che sono in noi» (Dragone, n. 37).

Anche questo argomento ha diversi aspetti che vanno accennati.

Argomento ideologico. Il termine non deve disorientare. Non è inteso nel senso di ideologia, ma di idee. Quelle idee che ognuno di noi ha su qualsiasi cosa del mondo, che sono universali e immutabili. Le figure geometriche hanno, ad esempio, sempre le stesse regole e l’idea che se ne ha è sempre uguale. L’uomo pensa a se stesso e agli altri uomini sempre nello stesso modo, ossia come esseri fisici con determinate caratteristiche uguali per tutti. Queste idee immutabili ed universali, non nascono da noi stessi, esseri finiti ed imperfetti, ma da Dio, Essere eterno ed universale, che ha creato la nostra mente e tutte le cose con le loro leggi.

Argomento eudemologico. L’uomo vive la sua vita terrena alla continua ricerca di una felicità che, però, sarà sempre temporanea, non soddisfacente in modo perfetto. Questo perché non c’è cosa terrena, che per quanto bella è sempre finita nel tempo, mutevole ed effimera, che può dare all’uomo la felicità che lui cerca. Deve perciò esserci un Bene sommo, Dio, che ha infuso questo bisogno in noi, per spingerci a cercarlo, e solo in Lui l’uomo soddisferà questo bisogno.

Argomento deontologico o del dovere. La legge naturale che è in noi è quella vocina, quel rimorso che ci dice sempre se una cosa è bene o no farla. Questa ci parla sempre, anche quando non sembra. La ragione ci fa capire che questa legge l’uomo non se l’è potuta dare da solo, ma che ci dev’essere un Legislatore supremo che ce l’ha inculcata al momento della nostra nascita.

Argomento morale. Lasciamo la parola al Dragone: «La massima parte degli uomini, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, ha sempre ammesso e creduto che esiste Dio. Ora non è possibile che tutti gli uomini errino in una cosa di tanta importanza. Perciò Dio esiste necessariamente» (n. 37).

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