La teologia neomodernista propone una spiegazione convincente riguardo l’esistenza del male?

La teologia neomodernista tende a spiegare il problema del male in modo diverso dalla teologia tradizionale e ciò per un motivo molto semplice: perché tale teologia deve negare tanto il concetto di compensazione del peccato quanto quelli di castigo e di purificazione. 

Vediamo schematicamente quali sono le posizioni della teologia neomodernista su questa questione.

  1. Il male come conseguenza della libertà. Molti teologi contempoanei insistono sul fatto che il male altro non sarebbe che l’esito di cattive scelte dell’uomo.
    • Confutazione: Se questo è indubbiamente vero per quanto riguarda l’origine del male, tale spiegazione risulta però insufficiente per spiegare tutti quei “mali” che si verificano indipendentemente dalle scelte umane. Primo su tutti: la morte. E’ indubbio che l’esistenza della morte è un dato che l’uomo subisce. Inoltre, se è vero che cattive e ciniche scelte umane possano far sì che un terremoto o un’alluvione mietano più vittime (abitazioni costruite male, speculazioni edilizie, ecc…), è pur vero che l’esistenza stessa delle catastrofi naturali non è effetto di cattive scelte dell’uomo. A meno che non si voglia spiegare questi tragici fenomeni come effetto del castigo del peccato originale, cosa che però la teologia neomodernista rifiuta.
  2. Un mondo ancora in evoluzione. Alcuni teologi, influenzati da teorie evoluzionistiche (un nome su tutti: Teilhard de Chardin) affermano che la creazione sia un processo ancora incompiuto. Insomma, sofferenza, morte, catastrofi naturali, ecc…sarebbero inevitabili caratteristiche di un universo in cammino verso il compimento.
    • Confutazione: Trascurando l’ingenuo e non cristiano afflato utopistico che la caratterizza, questa tesi se non rende Dio malvagio, lo rende perlomeno cinico. Dio, infatti, permetterebbe la sofferenza degli innocenti solo perché non sarebbe ancora arrivato un determinato compimento della creazione. Per cui chi soffre ora subirebbe un’atroce ingiustizia rispetto a chi sarà destinato a non più dover soffrire domani. Siamo lontanissimi dalla teologia tradizionale che invece, molto più logicamente, afferma che l’innocente che soffre non subisce un’ingiustizia, bensì ha il privilegio di conformarsi al Cristo sofferente.
  3. Il male come occasione di crescita. La teologia neomodernista tende anche ad interpretare la sofferenza come possibilità di maturazione personale, per stabilire la solidarietà, la compassione…e quindi non come castigo divino.
    • Confutazione: Anche in questa concezione si rileva una palese contraddizione. Se la sofferenza non è necessaria per scontare e purificarsi, allora le motivazioni per cui Dio la permette sarebbero davvero inconsistenti rispetto alla tragedia immane che essa causa.
  4. Dio soffre con l’uomo. Molti teologi contemporanei affermano che Dio, in Cristo, non resta distante dal dolore, bensì lo condivide. La Croce diventa in tal modo segno di solidarietà.
    • Conftazione: Indubbiamente questa posizione si mostra più consistente, ma anch’essa ha dei problemi non indifferenti. Quello più significativo è una sorta di “debolezza” di Dio. Dio in un certo qual modo decide di soccombere dinanzi al male. Ovviamente si tratterebbe di una debolezza volontaria, non ontologica, ma proprio per questo ancora più assurda.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

1 Comment on "La teologia neomodernista propone una spiegazione convincente riguardo l’esistenza del male?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 13 Luglio 2026 at 13:27 | Rispondi

    Concordo, ma non ho compreso bene il punto 4. Gesù Cristo, e quindi Dio- Figlio, non ha accettato volontariamente di essere crocifisso,e quindi ha deciso di soccombere al male?

Leave a comment

Your email address will not be published.


*