1.Non può esserci santità senza sofferenza, perché la santità si realizza in una sorta di cristificazione, ovvero bisogna quanto più possibile somigliare a Cristo. Chiediamoci: Cristo cosa è venuto a fare sulla terra? Non certo a spassarsela, bensì a soffrire e morire per noi. Dunque, la santità, in quanto cristificazione, implica l’accettazione della sofferenza. D’altronde Gesù lo ha detto chiaramente: “Chi vuol seguirmi, rinneghi se stesso (via purgativa), prenda la sua croce (via illuminativa) e mi segua (via unitiva)” (Matteo 16). Da qui non si sfugge.
2.E’ per questo che san Giovanni della Croce (1542-1591), e con lui tutta la buona teologia spirituale, afferma che nella vita del cristiano che vuole perfezionarsi non possono mancare due notti: la notte del senso e la notte dello spirito. Le quali sono -appunto- due esperienze di enorme sofferenza. Ed ecco perché l’Ecclesiastico dice chiaramente: “Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.” (Ecclesiastico 2,4-5).
2.E’ proprio la sofferenza che fa sentire più uniti a Dio. Un soldato americano, rimasto mutilato in guerra, scrisse: Ho chiesto a Dio la forza di conquistare e il Signore mi ha fatto debole perché imparassi umilmente ad obbedire. Ho chiesto di essere aiutato a fare cose più grandi e il Signore mi ha fatto ammalare perché facessi cose migliori. Ho chiesto ricchezze per poter essere felice e mi è stata data la povertà perché fossi saggio. Ho chiesto di tutto per poter godere la vita ed ho avuto la vita per poter godere di tutto. Non ho avuto nulla di ciò che avevo chiesto, ma ho avuto tutto quello che avevo sperato. Fra tutti gli uomini sono il più lungamente beneficato.” (Cit. in don E.Boninsegna, La fame dell’uomo, in Presenza Divina, anno XXI, n.252, luglio 2014).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
Be the first to comment on "Perché non ci può essere santità senza sofferenza?"