De Wohl ci fa ben capire l’errore di un ecumenismo alla moda

di Pierfrancesco Nardini per il C3S

Louis De Wohl (1903-1961), autore di bellissimi libri su figure ed episodi importanti del Cattolicesimo, nell’opera “Fondata sulla pietra. Una storia della Chiesa Cattolica”, nel parlare dell’imperatore Marco Aurelio (121-180) e del suo modo di intendere le religioni, scrive righe magistrali (pp. 40-41) che possono tranquillamente essere utilizzate oggi per descrivere l’ecumenismo, il relativismo religioso e la vera verità.

«Il suo parere [di Marco Aurelio, nda] era condiviso da molti Romani istruiti. Per loro era puro fanatismo sostenere che un dio fosse meglio di un altro, o addirittura l’unico. I cristiani non potevano essere più tolleranti? In fondo ciascuno ha diritto a credere ciò che gli pare, e se alcuni preferivano adorare Iside o Apollo o persino la dea-cavallo dei Galli, Epona, o tutti questi e altri ancora, perché non riconoscere alla loro opinione lo stesso valore di qualsiasi altra? Perché tutto sommato non mostrare loro rispetto e cortesia? Il mondo pagano aveva smesso da un pezzo di credere alla democrazia, tramontata quando la Grecia era diventata una provincia romana, ma era rimasto democratico in materia di religione. Gli dèi potevano essere più o meno popolari, ma restavano comunque tutti uguali. Valeva lo stesso per le filosofie di vita (…). Ogni scuola si spacciava per depositaria dell’unica verità. Per questo, quando la verità incarnata di fronte a lui aveva detto: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”, Ponzio Pilato aveva risposto, con un’alzata di spalle: “Che cos’è la verità?”, e mezz’ora dopo aveva condannato quello stesso uomo a una morte crudele, pur sapendolo innocente».

Fin qui queste righe di De Wohl possono essere usate senza problemi ai nostri giorni per definire il relativismo religioso frutto di modernismo ed ecumenismo.

Come si permettono questi cattolici della Tradizione di continuare a sostenere che la loro è l’unica vera religione? Bisogna puntare all’unità.

L’ecumenismo parte dal presupposto che non esiste ancora una Chiesa di Cristo “completa”.

Ciò contrasta con la verità di fede che la Chiesa è GIÀ “una” (oltre che “santa cattolica e apostolica”).

La fuoriuscita di un personaggio politico dal suo partito non cambia, se non numericamente, quel partito, non lo trasforma in qualcosa che non rappresenta più pienamente quell’idea politica. È solo numericamente ridotto, ma il partito rimane quello, i suoi principi non cambiano, non si dice che non c’è più un partito che riunisca quei principi, che si deve cercare l’unità con altre forze politiche (che magari hanno principi tra loro contrastanti).

Così, con le dovute proporzioni, la fuoriuscita di Ortodossi prima e Protestanti poi non ha intaccato l’unità della Chiesa, ma ne ha solamente diminuito il numero di fedeli.

L’unità attiene al fatto sostanziale, ossia a quella che è la fede che scaturisce direttamente da Cristo e dal Suo integrale e autentico insegnamento. L’unità sta insomma nell’unica vera Chiesa di Cristo, che è quella Cattolica (si approfondirà altrove perché lo è).

Se anche nella Chiesa cattolica rimanesse un gruppo piccolissimo di fedeli, anche allora la Chiesa sarebbe comunque una, non ci sarebbe la necessità di cercare l’unità per tornare alla “Chiesa di Cristo”.

L’unico vero ecumenismo è dunque il rientro nella Chiesa Cattolica, il reditus.

De Wohl, poi, continua e spiega cos’è la verità e perché il relativismo è un errore.

«Il fatto è che la verità è intollerante per definizione. I cristiani credevano alla verità, per questo non tolleravano la menzogna. Giove, Atena, Iside e gli altri idoli erano soltanto invenzioni della mente umana. L’imperatore non era divino, quindi non potevano venerarlo come tale. La verità non è democratica, non dipende dal voto della maggioranza. Il mondo intero potrebbe sbagliarsi, e la convinzione o la fede di un unico uomo essere giusta».

E conclude così: «Se fosse stata più “tollerante”, la religione cristiana si sarebbe confusa alle mille altre del mondo pagano, sparendo alla vista come una superstizione qualsiasi».

L’Autore ha proprio colto nel segno!

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