Perché la questione dell’esistenza di Dio è la questione più importante?

1.Non c’è problema che possa essere più importante di quello dell’esistenza di Dio. Questa è la vera questione. D’altronde, se così non fosse, non si capirebbe perché in tutte le epoche l’uomo abbia sempre pensato a Dio. L’ateismo lo si può trovare a livello individuale, ma non lo si ritrova mai a livello sociale. Una civiltà atea e desacralizzata, nel senso di priva del concetto di sacro, non è mai esistita e mai esisterà.

2.Lo stesso ateismo individuale, in un certo senso, attesta quanto naturale nell’uomo sia il pensare a Dio. Lo fa capire bene sant’Anselmo di Aosta (1033/34-1109) con la sua cosiddetta prova ontologica, con la quale vuole dimostrare quanto l’onere della prova non spetti al teista quanto a colui che è convinto della non-esistenza di Dio. Mentre dire “Dio esiste” è un dire conforme all’ordine naturale delle cose perché la realtà non è causa di se stessa, dire invece “Dio non esiste” è del tutto illogico. E, sempre a proposito del fatto che l’uomo naturalmente sia portato a pensare a Dio, Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) diceva giustamente che solo l’uomo può essere ateo, l’animale no. L’uomo può essere ateo proprio perché ha l’idea di Dio. Dunque, proprio perché l’uomo non può non pensare a Dio, indipendentemente dalle conclusioni a cui arriva, il problema di Dio costituisce il problema più importante, il problema più decisivo.


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