1.Il noto liturgista Klaus Gamber (1919-1989), nel suo La réforme liturgique en question, afferma che il nuovo messale istituisce un rito interamente nuovo, un “ritus modernus“, che non avrebbe continuità con il precedente. Egli dice: Si è distrutto ciò che costituiva fino a qui il cuore della Chiesa, la liturgia romana più vecchia di mille anni (…) i riformatori volevano visibilmente una liturgia totalmente nuova, che si differenziasse dall’antica, tanto per il suo spirito che per le sue forme esteriori (…). (Cit.in P.Reginald-Marie Rivoire, Il motu proprio Tradizionis Custodes alla prova della razionalità giuridica, tr.it., Amicizia Liturgica 2025, p.25).
2.Il padre Joseph Gélineau, membro del Consilium e che molto appoggiò la riforma, scrive: Che coloro che hanno conosciuto e celebrato, come me, la messa solenne cantata in latino e in gregoriano, se la ricordino, se possono. Che la paragonino all’attuale messa post-Vaticano II… Non soltanto le parole, le melodie e certi gesti sono altri. In verità, è un’altra liturgia della Messa. Bisogna dirlo senza mezzi termini: il rito romano così come l’abbiamo conosciuto non esiste più. E’ distrutto. (Cit.in P.Reginald-Marie Rivoire, Il motu proprio Tradizionis Custodes alla prova della razionalità giuridica, tr.it., Amicizia Liturgica 2025, p.25).
3.Leggiamo queste parole di monsignor Annibale Bugnini che svolse un ruolo importantissimo per la riforma liturgica: La liturgia (é) in un particolare periodo di transizione (…) non si tratta solo di ritocchi ad un’opera d’arte di gran pregio: ma qualche volta si devono ristrutturare ex novo riti interi. E’ sì un restauro, ma a fondo, vorrei quasi dire un rifacimento; per certi punti una vera nuova creazione. Perché questo lavoro a fondo? Perché completamente diversa da quella di prima è la visione della liturgia che ne dà il Concilio. Da un concetto prevalentemente rubricistico, formalistico ed accentrato, la liturgia è ora passata ad esprimersi vigorosamente nei suoi aspetti dogmatico, biblico e pastorale; cerca di rendersi intellegibile nella parola, nel simbolo, nel gesto, nel segno; si sforza di adattarsi alla mentalità, al genio, alle aspirazioni e alle esigenze di ciascun popolo per penetrarvi nell’intimo e portarvi il Cristo. Dal lato giuridico, la sua sorte è in buona misura nelle mani delle Conferenze Episcopali, talvolta dei Vescovi, se non addirittura dei sacerdoti celebranti. Se la liturgia restaurata -che malamente alcuni chiamano ‘nuova’ liturgia- non raggiungesse questo scopo, il lavoro di restauro sarebbe fallito (Cit.in P.Reginald-Marie Rivoire, Il motu proprio Tradizionis Custodes alla prova della razionalità giuridica, tr.it., Amicizia Liturgica 2025, p.25).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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