Rubrica a cura di Corrado Gnerre
Scrive Giovanni Turco nell’Introduzione a Le radici della modernità di Francisco Elìas de Tejada, Chieti 2021
L’assolutismo deriva da un’impostazione geometrizzante. Considera l’uniformità come méta necessaria di una razionalizzazione del comando. Sostanzia i vincoli politici nei rapporti di dominio. Condensa il potere nei suoi meccanismi, regolabili estrinsecamente. Talché il meccanicismo lo distingue e ne fa, piuttosto che la continuazione della tradizione politica della Cristianità, l’anticipazione della modernità.
Come tale, l’assolutismo troverà svolgimento ed attuazione con lo Stato moderno, instaurato propriamente a seguito della Rivoluzione francese. Esso, quindi, non presenta una alternativa alla modernità. ne segna invece una premessa ed un inizio.
L’assolutismo tende a cancellare le molteplici autonomie locali, le varie forme di governo particolare, le diversità di legislazioni, di costumi e di lingua, la pluralità nella rappresentanza politica. In definitiva, l’assolutismo, alterando la pluriforme varietà della società, per auna ulteriore frattura nell’ordine politico tradizionale.
Nell’analisi di Elìas de Tejada, l’assolutismo monarchico, propriamente detto, non è (se non in modo indiretto e residuale) testimone della permanenza delle istituzioni tradizionali. Esso è piuttosto premessa e conseguenza dei mutamenti rivoluzionari derivanti dal passaggio dalla teoria alla prassi del razionalismo politico. In tal senso, di fronte alla Rivoluzione, ha costituito, piuttosto che una barriera, una condizione.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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