Una novella per il 13 maggio: “Il sole del vecchio avvocato di Lisbona”

A volte si dice: se vedessi, tutto sarebbe più facile. No, non è così. Occorre che il cuore, dopo che la ragione abbia constato, si apra. Se il cuore non si apre, tutto rimane irrisolto: l’orgoglio paralizza la volontà e la scelta diviene impossibile…la scelta di accettare l’evidenza delle cose.


L’anziano José Callegano de Foroa, avvocato di fama, era seduto sul vecchio tram numero 28 che scendeva lungo le strettissime discese del centro di Lisbona. Il suo sguardo si perdeva ad ammirare ogni particolare di quella città. Ormai erano diversi anni che quell’anziano e famoso avvocato abitava nella Capitale.

I suoi occhi però erano spenti da parecchio. La vita sembrava sfuggirgli. La salute in parte reggeva, era altro che lo tormentava. Tanti venivano ancora al suo studio per essere assistiti, così come non pochi suoi giovani colleghi venivano a chiedergli consigli. Doveva ancora ritenersi utile, e invece avvertiva sfuggirgli la vita, perché sentiva che questa (la vita) non lo interessava più.

Il vecchio Callegano non sopportava il sole. Ovviamente le belle giornate non c’entravano nulla, le apprezzava come forse tutti le apprezzano. E’ che non sopportava che si nominasse il sole. Ogni qual volta succedeva, sentiva dentro di sé un fremito, una specie di tremore freddo che lo gelava nel profondo. Nessuno era a conoscenza di una simile assurdità, né la moglie né i figli né nessun altro; non aveva mai voluto parlarne con nessuno.

Quel giorno il vecchio Callegano aveva voluto prendere il tram, osservava tutto. Era domenica, non doveva andare allo studio. Era uscito per altro…anzi un vero motivo non c’era. Aveva sbattuto la porta ed erano rimasti di sasso tutti: moglie, figli e nipoti; e senza salutare era sceso di casa.

Il nipotino, proprio il nipotino che portava il suo nome al quale voleva tanto bene, quel giorno gli aveva portato un regalo: per il piccolo (che aveva appena sette anni) il regalo più bello del mondo, un disegno fatto a scuola, tutto colorato: un bel cielo azzurro con un grande sole giallo, enorme e splendente. A quella vista il vecchio Callegano non aveva retto; ed era successo quel che era successo.

Il tram era già arrivato a capolinea. L’oceano era vicino, in tempesta e vicino. Il vecchio ormai lo guardava come unica soluzione possibile. Sarebbe arrivato sul ponte Vasco da Gama e via: tutto sarebbe finito: anche la stupida paura che gli si nominasse il sole.

Il vecchio Callegano era giunto dove doveva giungere. Prima di fare il salto volle violentare se stesso. Alzò lo sguardo verso il cielo. Era pieno di nuvole, ma ad un tratto si aprì uno squarcio e il sole conquistò un varco. “Vediamo che sei capace di fare?” bisbigliò il vecchio in segno di sfida…e quella scena che non aveva saputo dimenticare si ripeté. Il sole ballò ancora. L’anziano avvocato rimase di sasso. Ma questa volta non avvertì il fremito gelido. Anzi una pace ormai dimenticata conquistò il suo cuore. Quel sole aveva continuato ad interpellarlo e lo spingeva a tornare a casa, a riabbracciare i suoi e a dare un grosso bacio al suo nipotino per ringraziarlo di quel bellissimo disegno.

A mezzogiorno del 13 ottobre del 1917, a Fatima, circa settantamila persone furono testimoni del miracolo del sole. L’astro s’ingrandì, roteò su se stesso e ballò per alcuni minuti. Molti increduli si convertirono dinanzi a tale evidenza. Ma ci fu anche chi ebbe il coraggio di rifiutare.  Il giovane socialista José Callegano de Foroa fu tra questi.


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