APOLOGETICA ASSAPORANDO – Lo speck alpino

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


L’uomo è l’unico essere sulla faccia della terra che cucina. Gli animali no, non lo fanno. Anche in questo l’uomo si distingue. Ciò è il segno che all’uomo non basta solo assaporare, bensì ricerca l’affinamento, cioè il miglioramento del sapore. L’uomo coglie il piacere del gusto e desidera ancor più intensificarlo. E’ l’esito del suo essere collocato in un orientamento in cui tutto concorre per il raggiungimento di un fine attraverso singole tappe. Insomma, un orientamento che è itinerario, dove ogni passo deve essere progressione verso un vero che sia sempre più Vero, un buono che sia sempre più Buono ed un bello che sia sempre più Bello.  


La leggerezza può avere consistenza? Meglio: può la leggerezza essere anche consistente? Per rispondere va considerato che c’è leggerezza e leggerezza.  C’è la leggerezza come superficialità, disattenzione, accidia o quant’altro; ma c’è anche la leggerezza come capacità di saper sorvolare attentamente gli eventi. La prima leggerezza non può essere consistente, anzi è volatile e si condanna alla dissoluzione. La seconda leggerezza sa invece imporsi, perché seriamente esprime una questione, che è quella secondo cui la realtà c’è, che essa può essere anche pesante, ma deve risolversi in un “governo” che la “sorvoli” e la diriga vero il suo autentico fine.

Una tagliata di speck alpino, presentata come gusto comanda, offre uno spettacolo particolare. Le fette sottili sembrano essere cadute come piume leggere; e mentre la vista ammira quelle leggiadre ondulazioni, già si pregusta la consistenza del sapore della pietanza. Una leggerezza consistente che sosterrà adeguatamente l’organismo. Una leggerezza consistente che donerà la giusta energia per proseguire il cammino. Una leggerezza consistente che “sorvola” la gioia della tavola e che è metafora di come si può vincere ogni affanno. D’altronde con i pesi dell’esistenza non si va da nessuna parte. Apuleio dice: “Per vivere, proprio come per nuotare, va meglio chi è più privo di pesi, perché anche nella tempesta della vita umana le cose leggere servono a sostenere, quelle pesanti a far affondare”.

Occorre dunque la leggerezza consistente… come quella di un ottimo speck alpino.


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