1.Un bicchiere di latte è sul tavolo. E’ mattino. Il sole sta sorgendo. Un’altra giornata come tante, come troppe. Il lavoro con le sue preoccupazioni. La famiglia e poi…se stessi.
2.Già!..se stessi. Davvero le preoccupazioni sono quelle che ci procurano gli altri o gli impegni che dovremmo adempiere? O forse la vera -grande- preoccupazione è proprio il mistero di noi stessi?
3.D’altronde è così: se fosse il lavoro a preoccuparci, o i nostri cari, alla fine sarebbe sempre tutto in rapporto a noi. Infatti, ciò che angustia è come noi sapremo reagire, sforzarci, rapportarci con ciò che accade, accadrà o starà per accadere.
4.Quel latte attende di essere gustato. E’ di un candore straordinario. La sua dolcezza, il suo tepore, la sua energia vogliono offrirci un aiuto, un dolce sostegno a resistere e a confermare, come sempre e come è giusto, ciò che il Bene c’indica.
5.Il latte è il chiarore della luce. Il latte è la dolcezza della speranza. Il latte è la morbidezza della tenerezza a cui aneliamo e che vogliamo accompagni la nostra giornata per ammortizzare qualsiasi durezza degli accadimenti.
6.Perché il latte è tutto questo? Perché il latte è il frutto della tenerezza di una madre: paradigma di quell’’Amore che dall’eternità è nell’Essere.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Molto bello!