Apologetica assaporando…una tazza di latte caldo e miele

1.Scrive Marcel Proust (1871-1922): “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi”. Non sempre lo scoprire è legato alla novità, forse quasi mai. Piuttosto è legato alla capacità di scorgere ciò che è dentro qualcosa e poterlo individuare, proprio perché si è capaci di un altro atteggiamento, di una nuova posizione nei confronti del mondo che si ha dinanzi. Questo è vero soprattutto per gli stati d’animo. Se non si è adeguatamente contenti e sereni, assale quella pigrizia che diventa negligenza di non saper cogliere la bellezza anche nelle piccole cose. Se invece la letizia riempie il cuore, allora tutto appare diverso, confortante, perfettamente corrispondente al proprio sguardo.

2.Non prendiamoci in giro: se Dio c’è, tutto ciò che è nella realtà, voluto o permesso da Dio, ha sempre un’intima dolcezza. Intima, perché non visibile ma nascosta. Una dolcezza però talmente individuabile che non può essere messa in dubbio. Come quando si assapora una buona tazza di latte caldo condito con il miele. Il latte rimane latte, anche nel suo colore, ma esprime una dolcezza invisibile che lo permea rendendolo ancor più gradevole al palato. Si tratta di una dolcezza intima, ma ancora più vera, proprio perché interiore, perché dentro, perché -appunto- intima.

3.Il noto antropologo Gilbert Durand (1921-2012), colui a cui si deve lo sdoganamento sul piano accademico dell’importanza del valore dei simboli e che ben fece capire come l’uomo crei strutture indipendenti dalla sua riduzione materialistica o biologista, dice:Latte e miele sono dolcezza, delizie dell’intimità ritrovata”. Giusto: “…delizie dell’intimità ritrovata”. “Ritrovata”, perché mai potrebbe esistere un realtà davvero amara, senza senso e dolcezza, se questa stessa realtà è stata pensata e voluta da Dio.


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1 Comment on "Apologetica assaporando…una tazza di latte caldo e miele"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 18 Gennaio 2025 at 8:54 | Rispondi

    Quando lei scrive cose illuminate dalla spiritualità scrive cose profonde e condivisibili, quando scrive cose derivate dalla teologia, quindi dall’uomo, quindi non da Dio, scrive cose non solo sbagliate ma spesso anche – mi perdoni- poco intelligenti.
    Ci pensi.

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