APOLOGETICA LAVORANDO – Il muratore

Il peccato originale non ha generato il lavoro, bensì la fatica, ovvero la durezza del lavoro, e così anche la possibilità che il lavoro, pur necessario, non trovi sempre perfetta corrispondenza nel desiderio dell’uomo. E’ il rischio di trovarsi a fare cose in cui non ci si riconosca, in cui tutto si presenti appesantito e impietosamente gravoso. Eppure, anche nella condizione post-peccatum, c’è la possibilità di scorgere la bellezza della propria fatica. E’ quando la si offre nella convinzione che vada ad inserirsi in un’armonia governata da Dio. Diceva santa Teresina di Lisieux che anche raccattare da terra un misero ago ha un valore infinito se fatto nella grazia di Dio e per suo amore. Ecco: la bellezza della propria fatica è inserirla in questo Significato. Un Significato che tutto ammorbidisce e che arriva a mitigare anche la più spossante stanchezza, perché le offre una sublime “ragione”.


Scrive il poeta americano Walt Whitman (1819-1892) nel suo Foglie d’erba: ” (…) la fitta fila di muratori con la cazzuola nella destra, che costruiscono il lungo muro laterale, duecento piedi dalla facciata alla parete di fondo, il flessibile alzarsi e piegarsi dei dorsi, il tintinnìo continuo della cazzuola contro i mattoni, i mattoni, uno dopo l’altro, vengono inseriti, ciascuno a suo posto, a regola d’arte, e sistemati con un colpo del manico della cazzuola, i mucchi dei materiali, la calce sul giornello, continuamente riempito dai manovali, (…).”

Un’immagine che dà chiaramente l’idea dell’ordine come condizione per la costruzione.

Certo, il progetto è oltre -anzi precede- quel tintinnio di cazzuole e quell’inserire i mattoni al posto giusto; ma tali azioni esistono proprio perché qualcuno le ha già pensate, nel senso che ha indicato dove dovessero essere: la posizione, la linea, la lunghezza, la larghezza…

Quella del muratore è una eco dell’ordine, è un suo prolungamento, una sua amplificazione.

L’ordine dal progetto passa al muratore e questi non solo lo prolunga, ma lo rende materia.

Il progetto sta sul foglio. Ma cos’è un foglio? Qualcosa di facilmente deteriorabile e fragile. Una semplice folata di vento lo potrebbe portare via e farlo sparire chissà dove. Un muro no. Se costruito bene, se davvero si è obbedito al progetto, non c’è tempesta che possa buttarlo giù.

Il muratore, con la sua fatica e il suo sudore, rende possibile che l’ordine diventi marmo, che la volatilità dell’idea diventi riparo robusto e sicuro, che il progetto nascosto diventi bellezza visibile, che il pensiero diventi civiltà.


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