SOSTA: Perché, quando meditiamo sulla vita di Gesù, possiamo e dobbiamo immaginarci presenti in quei fatti?

Cristo nella sua vita terrena ha sempre posseduto la visione beatifica. L’ha posseduta in maniera costante, attimo dopo attimo. Ciò vuol dire che ogni cosa che Gesù ha compiuto sulla terra lo ha fatto anche pensando a me. Perché Dio pensa ad ognuno di noi sin dall’eternità.

Questo ci fa capire come non solo non sia sbagliato, ma addirittura importante, pensarci presenti allorquando meditiamo sui fatti della vita di Cristo. Dobbiamo pensarci e vederci presenti, proprio perché quelle azioni avvenivano anche per ognuno di noi, in quanto Egli già pensava ad ognuno di noi.

Scrive il padre gesuita Louis Mendizabal nel suo In Corde Jesu:

Gesù, fin dal suo concepimento, possedeva nella sua natura umana la visione beatifica. E’ verità certa questa. Ora, in questa visione, Egli ci ha veduti con ogni nostro pensiero. Per questo, quando noi ricostruiamo nell’immaginazione i fatti della vita di Gesù, possiamo con aderenza alla realtà vedere noi stessi insieme agli spettatori. Lo sguardo di Cristo, fuori dai limiti dello spazio e del tempo, vedeva la nostra reale esistenza, il nostro corrispondere , il nostro agire, gli affetti e i desideri che avremmo provato nel meditare la sua vita. Certo ci ebbe davanti quando pregando disse: Non prego solamente per essi, ma anche per tutti coloro che nella loro parola,  credono in Me (Giovanni 17,20). Ognuno di noi può, dunque, dire: Gesù pensava continuamente a me; fine esplicito della sua vita fu la mia istruzione, la mia redenzione. Egli ha istituito la Chiesa e tutti gli elementi che la compongono, per me in particolare, per amor mio, e pensando espressamente a me così come mi ha anche donato la sua ss.ma Madre, dicendo: ‘Ecco tua Madre’ (…).


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