Il peccato originale non ha generato il lavoro, bensì la fatica, ovvero la durezza del lavoro, e così anche la possibilità che il lavoro, pur necessario, non trovi sempre perfetta corrispondenza nel desiderio dell’uomo. E’ il rischio di trovarsi a fare cose in cui non ci si riconosca, in cui tutto si presenti appesantito e impietosamente gravoso. Eppure, anche nella condizione post-peccatum, c’è la possibilità di scorgere la bellezza della propria fatica. E’ quando la si offre nella convinzione che vada ad inserirsi in un’armonia governata da Dio. Diceva santa Teresina di Lisieux che anche raccattare da terra un misero ago ha un valore infinito se fatto nella grazia di Dio e per suo amore. Ecco: la bellezza della propria fatica è inserirla in questo Significato. Un Significato che tutto ammorbidisce e che arriva a mitigare anche la più spossante stanchezza, perché le offre una sublime “ragione”.
“Un bel nodo di cravatta è il primo passo serio nella vita“. Questa frase la si attribuisce allo scrittore britannico Oscar Wilde. Al di là della paradossalità, in queste parole c’è una verità. La cravatta non serve per proteggersi dal freddo. Non serve nemmeno per andare più comodi; anzi, c’è chi per rilassarsi se la toglie o per lo meno se l’allarga. La cravatta non è utile. Serve per rifinire. Rifinire letteralmente significa finire di nuovo, cioè ultimare abbellendo.
Insomma, la cravatta è il tocco finale per rendere adeguatamente corretto il proprio vestire. Corretto per chi s’incontra e per chi si ha a che fare nelle situazioni in cui la si decide d’indossare. Tant’é che in alcune circostanze viene opportunamente richiesta come forma di rispetto per chi s’incontra.
Stando a ciò, Oscar Wilde ha ragione di dire che un bel nodo alla cravatta sia il primo passo serio nella vita. Infatti la vita deve essere “attenzione”. Attenzione verso di sé e attenzione verso gli altri. Attenzione affinché tutto risponda ad ordine e bellezza.
Se la cravatta avesse un’utilità per chi la indossa, sarebbe diverso. Ma la cravatta serve per offrirsi.
Chi crea e cuce cravatte sa di creare un superfluo. Sa che ciò sta producendo non aiuterà alcuno a smorzare il freddo invernale o la calura estiva. Sa di non creare nulla di utile per chi la possiederà. Piuttosto sa che sta generando un’opportunità. L’opportunità di rifinire il proprio vestirsi, non per sé, ma per chi s’incontra.
E’ l’opportunità di fare se non il primo, almeno un passo serio nella vita.
Perché la serietà non è pensare a se stessi, ma offrirsi …offrirsi a Dio e, attraverso Dio, agli altri.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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