Perché nella filosofia di Nietzsche manca il senso dell’attesa?

1.Con il Discorso del folle de La gaia scienza, Nietzsche parla della morte di Dio, ovvero della caduta delle certezze dei valori tradizionali, caduta che provoca un terribile disorientamento; ma che non poteva non accadere. Ebbene, secondo Nietzsche, tale situazione deve essere sanata, ma come? Attraverso la prospettiva superomistica, per la quale l’uomo avrebbe la capacità e il dovere di generare da se stesso una griglia di nuovi valori capaci di soppiantare gli antichi ormai dissolti. Insomma, l’uomo non solo può, ma deve essere risposta a se stesso.

2.Leopardi, che non fu un filosofo strictu sensu, ma nella sua poetica sono presenti almeno indirettamente grandi questioni filosofiche, dice a chiare lettere che nell’uomo è ineludibile l’attesa, che questa in un certo qual modo fa sopravvivere l’uomo. Ne Il sabato del villaggio tale discorso è chiarissimo. L’uomo deve sperare di non realizzare i suoi desideri, perché, fin quando non li ha realizzati, può ancora illudersi di poter un giorno trovare in essi la felicità. Il dramma è che quando tali desideri verranno soddisfatti, l’uomo si ritroverà ancora infelice, perché nulla può colmare la sua domanda, che è inevitabilmente una domanda d’infinito. 

3.In Nietzsche questa domanda d’infinito non c’è. Dire che l’uomo debba generare nuovi valori, vuol dire che tali valori devono essere immanenti, terreni, temporali, cioè che possono essere solo nello spazio del presente e non in altro. Ma l’uomo non può soddisfarsi della terra, dell’attimo, del suo pensiero o del suo gesto momentaneo. L’uomo ha bisogno di altro, altrimenti non attenderebbe, cioè non cercherebbe nel dopo una soluzione o almeno un completamento del suo esistere. L’uomo di Nieztsche non attende, non spera in qualcosa che sia altro da sé; deve solo cercare in se stesso…ma alla fine nulla potrà trovare, se non appunto, la precarietà che invoca l’attesa. 


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