A proposito di negozi sempre aperti… ti diciamo perché è stata distrutta la Domenica

L’altra sera in un dibattito televisivo dove si sono confrontati il ministro del lavoro Luigi Di Maio e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, tra le tante cose di cui si è parlato vi è stata anche la questione del riposo domenicale, ovvero della chiusura o meno degli esercizi commerciali nei giorni di festa.

Da una parte Di Maio a difendere un possibile provvedimento in tal senso, dall’altra Boccia a criticarlo.

Ovviamente, qualora si facesse un provvedimento di questo tipo, non riguarderebbe tutte le Domeniche, ma solo sei giorni l’anno e anche con alcune eccezioni che adesso sarebbe inutile elencare. Poi, dinanzi all’obiezione di Boccia che ha detto di non capire il perché del “dogmatismo” sulla Domenica (cioè perché bisognerebbe chiudere per forza di Domenica), lo stesso Di Maio (ahinoi!) ha precisato che in realtà su questo punto si potrebbe anche sorvolare (almeno così ci è parso di capire), l’importante sarebbe garantire un riposo uguale per tutti e quindi evitare che venga falsata la concorrenza tra esercizi commerciali dello stesso tipo.

Ebbene, la nostra riflessione è questa.

Ci rallegra che finalmente qualcosa si muova in tal senso, ovvero nel senso di capire che le attività commerciali non possano e non debbano essere esito di una deregulation totale (e in questo -diciamocelo francamente- s’intravvede un altro punto a favore di questo nuovo governo), va detto però che la sostanza della questione è proprio la Domenica… e se si cede su questo punto, tutto il discorso s’indebolisce.

In sede di dibattito, il ministro Di Maio ha detto giustamente che bisogna salvaguardare il diritto dei genitori ad essere presenti nella famiglia e quindi del piacere di poter stare con i propri figli. Parole sacrosante! Ma è è pur vero che per garantire questo non  basterebbe assicurare dei riposi lavorativi semplicemente sincronizzati tra esercizi commerciali dello stesso tipo. Infatti, se questi eventualmente permetteranno ad una madre che lavora in un negozio di abbigliamento di riposare, è possibile che il papà che lavora invece in una salumeria sia quella stessa domenica costretto a lavorare …e viceversa. In tal modo, malgrado il riposo garantito, l’unità della famiglia verrebbe comunque meno.

Ciò fa capire una cosa molto importante e cioè l’importanza che una comunità converga temporalmente su un unico giorno di riposo.

Per almeno tre motivi.

Primo motivo

La famiglia non è un insieme di individui che casualmente vivono insieme. Nella famiglia il tutto non è il semplice insieme delle parti: è qualcosa di altro e di nuovo. La famiglia è un corpo a se stante, laddove è la stessa unione che forma l’unità. Se la famiglia è unita rimane famiglia, altrimenti non lo è. Ed è pertanto naturale che la famiglia, pur con gli impegni diversi dei singoli componenti, debba vivere un’identica scansione temporale (ovviamente nei limiti del possibile). Ed è per questo che una volta si pretendeva giustamente che almeno si mangiasse insieme, cioè ci si ritrovasse insieme al momento del pranzo o della cena. Oggi, è diventato difficile, è pertanto giusto che possa avvenire almeno la Domenica.

Secondo motivo 

Il riposo lavorativo è un beneficio individuale, ma che deve essere vissuto anche anche a livello comunitario. Un riposo per sé conta relativamente, o meglio: può contare solo se si ha una visione individualistica del proprio esistere. Ma se si vive in comunità, a che serve un riposo per sé se i propri cari sono affaccendati? Ci si potrà ristorare da soli?

Terzo motivo

Il riposo lavorativo è la grande pedagogia del sano rapportarsi al tempo. Non ce ne è una migliore. Una comunità (non solo la famiglia, ma anche la società) deve fornire questo grande insegnamento esistenziale: il tempo è un dono, di cui l’uomo può disporre relativamente. E’ per questo che la morale cattolica per la Domenica impone il riposo dalle attività servili e impone anche di dedicare più tempo alla preghiera. Tutto questo per riflettere sul fatto che il tempo è un dono di Dio e, proprio perché è un dono di Dio, esso va restituito a Lui. Quando qualcuno fa questa obiezione: non ho tempo per pregare… verrebbe da rispondergli: …quanto tempo avresti, se Dio non te lo donasse?

Anche su questo ci piace essere chiari: la Domenica è stata distrutta per un motivo molto semplice. Perché essa richiama il dovere dell’uomo ad essere veramente uomo, cioè ad essere creatura (bisognoso di Dio) e a riconoscersi non autosufficiente (bisognoso dell’altro).

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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