Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.4)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Che significa Creatore? Creatore significa che Dio ha fatto dal nulla tutte le cose

Dio è Creatore di tutte le cose, ce lo dice la S. Scrittura: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1, 1-2)[1].

Il Concilio Vaticano I ha insegnato infallibilmente che «il mondo e tutte le cose che vi sono contenute, spirituali e materiali, furono prodotte dal nulla, secondo la loro sostanza, per opera di Dio» (Sess. III, can. 5). Lo stesso concetto era stato a suo tempo (1215 d.C.)  insegnato dal Concilio Lateranense IV.

È dunque verità rivelata, quindi da credere.

Per questo nel Credo professiamo di credere in Dio “creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”. È il modo che la Chiesa ci ha insegnato per non dimenticare mai quel che crediamo.

Come abbiamo già scritto parlando dell’esistenza di Dio, anche solo con la ragione si può arrivare a capire che Dio ha creato tutto dal nulla.

L’evidente necessità di una Causa prima da cui sia nato il tutto, l’impossibilità di poter pensare di tornare indietro all’infinito di generazione in generazione, di generatore in generatore, rende ben più che ragionevole la creazione divina, la rende certa.

Qui preme evidenziare come sia più facile pensare a questa soluzione che alle altre proposte nel corso dei secoli da varie teorie, sempre confutate e, a volte, condannate dalla Chiesa come contrarie alla fede cattolica.

Si riporta testualmente, in quanto chiaro ed efficace, il ragionamento fornito dal Dragone, nel suo commento al Catechismo.

«Chi dunque ha dato origine alle cose? Forse il caso? Il caso è disordine e confusione. Da un ammasso di pietrame non sorgerà mai per caso un edificio. Nel mondo invece vi è un ordine mirabile, dal succedersi del giorno, della notte e delle stagioni, ai movimenti degli astri del cielo, all’uomo e all’angelo, tutto è ordine meraviglioso, che suppone un’Intelligenza e una Potenza creatrice e ordinatrice» (Dragone, n. 4).

Basterebbe questa cosa, l’esser stati creati, per far sì che gli uomini ringraziassero ogni giorno il Signore: si deve infatti ringraziare e onorare Chi ci ha creati dal nulla, gratuitamente (perché Dio non aveva dovere di farlo, era perfettissimo anche da solo), per amore.

Come abbiamo già scritto nei precedenti commenti e come spiega bene San Pio X in questo numero, «Creatore significa che Dio ha fatto dal nulla tutte le cose» (vedi commento al n. 1).

Quel “in principio” con cui inizia il citato passo di Genesi, come tutte le parole usate nella Rivelazione, non è posto lì a caso, non vuol dire solo qualcosa tipo il “c’era una volta” delle favole, perché la S. Scrittura non è una favola, ma realtà, fatti realmente accaduti.

Significa “prima di tutto”, “prima che ci fosse qualcosa oltre a Dio”. È sicuramente ragionevole infatti pensare che il mondo non esista ad aeterno, da sempre.

La differenza tra Creatore e creatura data dall’impossibilità per l’uomo di creare dal nulla qualsiasi cosa (l’uomo può costruire una statua, anche bellissima, ma non può crearla dal nulla, ha bisogno comunque di materie prime che non sono create da lui), come invece può Dio, deve essere motivo di continuo stimolo per ognuno di noi a tenere sempre presente che tipo di rapporto dobbiamo avere con Nostro Signore.

Al giorno d’oggi sono troppe le persone che si comportano come se fossero al pari di Dio, come se si potessero mettere a tavolino con Lui a discutere quel che ha comandato. È un atteggiamento che nasce proprio dalla perdita di senso della differenza tra Creatore e creatura.

Non può esserci una parità di valore, e anche questo è ragionevole, tra chi crea dal nulla e chi è creato.

È un rapporto diverso anche da quello che si ha con i propri genitori.

Dio ha creato in toto (anima e corpo) i protogenitori (Adamo ed Eva), poi ha continuato e continua a creare tutti gli uomini che sono nati, nascono e nasceranno: indirettamente il corpo, partecipando l’essere umano della possibilità di dargli vita, e creando direttamente Lui l’anima di ognuno.

Ora, il rispetto e l’amore da dare ai genitori non si discutono, è uno dei Comandamenti.

È differente però quando si tratta di darli a Chi è infinito, eterno, rispetto al nostro essere finiti, mortali.

L’amore e il rispetto da dare a un genitore è quello dato ad una persona creata, finita come noi, che ha autorità su di noi perché Dio gliel’ha data, permettendo di farci nascere nel corpo. È comunque un rapporto tra pari, a livello ontologico.

Dio è, invece, Colui che ha dato la vita a tutto, a tutti e continua ogni giorno a darla. Senza questo gesto di puro amore, i nostri genitori non solo non avrebbero potuto metterci al mondo, ma non sarebbero nemmeno esistiti.

È chiaro dunque che, seppur ambedue son degni di rispetto e di amore, il nostro atteggiamento dinanzi al “Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili” deve essere ancora più forte, deve essere qualcosa che supera come valore qualsiasi altra cosa.

[1] Nella S. Scrittura troviamo tanti passi che parlano della creazione divina: ad es. il Salmo 89 o alcune frasi di S. Paolo. Anche la Tradizione insegna incessantemente questa verità, così da poter parlare anche di Magistero Ordinario Universale infallibile.

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