La Tradizione è una “democrazia dei morti”

di Corrado Gnerre

Chesterton scrive: “(…) la tradizione non significa che i vivi sono morti, ma che i morti sono vivi”.

Chesterton scrive ancora: “La Tradizione può essere definita come un’estensione del diritto politico. Tradizione significa accordare il diritto di voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri antenati. E’ la democrazia dei morti. (…). La democrazia ci dice di non ignorare l’opinione di un brav’uomo anche se è il nostro stalliere; la tradizione ci dice di non ignorare l’opinione di un brav’uomo anche se è nostro padre.”

Soffermiamoci su questa frase: “(…) la tradizione non significa che i vivi sono morti, ma che i morti sono vivi.” 

Dunque, la Tradizione non solo è vita, ma è vita che non vuol finire e non vuol sparire.

Per cui -possiamo e dobbiamo aggiungere- la Tradizione è ciò che è più conforme all’umano, perché sottende la convinzione secondo cui nulla sarà perso e nulla si dissolverà, ma che ciò che transita nel tempo, permane. Permane non solo nel ricordo (il che sarebbe un po’ patetico), ma anche e soprattutto nell’agire e nel giudicare.

La Tradizione è un giudizio sulle cose e sul reale.

Ed è un giudizio il cui fondamento e la cui ragione è anche in chi ci ha preceduto.

La Tradizione è un giudicare non solo con chi è a fianco, ma anche con chi ha calcato prima di noi il cammino del Tempo.

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