San Henri Newman: cattolico liberale? Tutt’altro!

A proposito della canonizzazione del cardinale Heni Newman, si è molto ricordata una sua famosa frase: “(…)io brinderei per il Papa. Ma prima, per la coscienza, e poi per il Papa.”  Da qui l’errata convinzione che il novello santo possa essere ascritto a quella piaga pericolosissima chiamata “cattolicesimo liberale”

Come interpretare questa frase? Che dire a riguardo?

Bisogna tener presente due aspetti.

Il primo riguarda il fatto che le frasi autorevolissime dei santi non vanno mai considerate nelle loro singolarità, ma sempre inserite in un contesto generale, che, nel caso dei santi, non può che essere di adesione completa al Magistero e alla Tradizione perenne della Chiesa. Molto spesso tali espressioni figurano come tentativi di rispondere a particolari situazioni e nulla più. Prendiamo come esempio sant’Agostino. Si sa che il suo pensiero è stato maldestramente interpretato da chi lo ha voluto leggere come un’anticipazione della predestinazione sul modello calvinista, ma perché? Perché il Santo di Ippona insiste molto, relativamente alla salvezza, sulla Grazia piuttosto che sulle opere. Ma lo fa non perché voglia discostarsi dall’autentica dottrina cattolica, quanto per rispondere ad un’eresia molto pericolosa in quei tempi, il pelagianesimo, ovvero la convinzione secondo cui la Grazia non fosse necessaria per la salvezza stessa. Tanto sant’Agostino non voleva discostarsi dall’autentica dottrina cattolica che arrivò chiaramente ad affermare: Colui che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te.

Il secondo aspetto verte sull’autentico pensiero di Newman. Davvero fu una sorta di cattolico liberale? Tutt’altro.

Facciamo parlare l’interessato. In quello che è passato alla storia come Biglietto Speech, composto in seguito alla notizia del conferimento della berretta cardinalizia da parte di Leone XIII, iNewman così scrisse: (…) mi compiaccio di poter aggiungere che fin dall’inizio mi sono opposto ad una grande sciagura. Per trenta, quaranta, cinquant’anni ho cercato di contrastare con tutte le mie forze lo spirito del liberalismo nella religione. Mai la santa Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che vi si opponesse più di oggi, quando, ahimè! si tratta ormai di un errore che si estende come trappola mortale su tutta la terra; e nella presente occasione, così grande per me, quando è naturale che io estenda lo sguardo a tutto il mondo, alla santa Chiesa e al suo futuro, non sarà spero ritenuto inopportuno che io rinnovi quella condanna che già così spesso ho pronunciato. Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. E’ contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni.”

E non finisce qui. Nel 1877 sempre Newman scrisse una riflessione profetica, realistica e che condanna qualsiasi spirito di ribellione: “In questi cinquant’anni ho pensato che si stiano avvicinando tempi di diffusa infedeltà, e durante questi anni le acque, infatti, sono salite come quelle di un diluvio. Prevedo un’epoca, dopo la mia morte, nella quale si potranno soltanto vedere le cime delle montagne, come isole in un vasto mare. Mi riferisco principalmente al mondo protestante; ma i leaders cattolici dovranno intraprendere grandi iniziative e raggiungere scopi importanti, e avranno bisogno di molta saggezza e di molto coraggio, se la santa Chiesa deve liberarsi da questa terribile calamità, e, sebbene qualunque prova che cada su di lei sia solo temporanea, può essere straordinariamente dura nel suo decorso.”

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