SELEZIONE CATTOLICA – Quei bambini “irreperibili” venuti dall’Africa. La legge sui minori immigrati non accompagnati (lanuovabq.it)

SBARCO CLANDESTINI SULLE COSTE ITALIANE / FOTO: Olympia (Agenzia: OLYMPIA) (NomeArchivio: 00000hrn.JPG)

di Anna Bono –

È all’esame della Camera (al momento del selezionamento di questo articolo è divenuta legge) una proposta di modifica della normativa sui minori stranieri non accompagnati allo scopo di migliorarne l’accoglienza e rafforzare le tutele nei loro confronti.

Ai primi di gennaio 2017 risultavano in Italia 17.373 minori non accompagnati, il 45,7% in più rispetto al 2015; 6.561, oltre la metà dei quali egiziani, eritrei e somali, irreperibili. Come nel 2015, più del 75% proviene da stati africani, i maschi sono il 93,3%; in leggera crescita i minori che hanno compiuto 17 anni, passati dal 54% del 2015 al 56,6%; in lievissima flessione la fascia di età da 0 a 14 anni: dal 7,9% nel 2015 al 7,7%, in valori assoluti 46 bambini di età inferiore a sette anni e 1.280 di età i tra sette e i 14 anni. Rispetto al 2015 si è registrata una riduzione dei minori provenienti da Albania, Egitto, Somalia, Eritrea e Bangladesh e un incremento di quelli da Gambia, Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Mali e Senegal.

La nuova legge introduce esplicitamente, tra l’altro, il divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori non accompagnati. Inoltre modifica la disciplina relativa al divieto di espulsione, che già attualmente può essere derogato solo per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello stato, stabilendo che in ogni caso il provvedimento di espulsione può essere adottato a condizione che non comporti “un rischio di danni gravi per il minore”.

Altre modifiche riguardano il rimpatrio assistito finalizzato a garantire ai minori il diritto all’unità famigliare. La proposta di legge accelera l’attivazione delle indagini famigliari, introduce un criterio di preferenza dell’affidamento ai famigliari, rispetto al collocamento in comunità d’accoglienza, e trasferisce le competenze in materia dal Ministero del lavoro al Tribunale per i minorenni. La legge specifica che il provvedimento di rimpatrio può essere adottato solo se, compiute le specifiche indagini, si ritiene che “sia opportuno nell’interesse del minore”.

Sembrerebbe non esserci dubbio che, una volta individuati i parenti, l’interesse del minore, il meglio in assoluto per lui sia tornare a casa, in famiglia. Ma non è così semplice. Che famiglie sono infatti che mandano i figli, persino quelli piccoli, ancora quasi bambini, lontano in un altro continente, affidati a organizzazioni criminali di contrabbandieri e trafficanti di uomini? A quanto è dato sapere, spesso sono i trafficanti stessi a convincere i genitori, promettendo un lavoro per i figli e, per chi resta a casa, presto tanto denaro in arrivo. Ci sono famiglie che accettano subito dei soldi dai trafficanti, in pratica i figli li vendono. Ce ne sono altre invece che pensano di fare la fortuna dei figli, forse credono persino che andranno a scuola e, se femmine, che le aspetta un buon matrimonio. Così mettono insieme il denaro necessario, migliaia di dollari, eventualmente chiedendo aiuto ai parenti, impegnandosi a spartire con loro le rimesse quando incominceranno ad arrivare, oppure vendendo qualcosa.

Qualche governo africano ha incominciato a contrastare il fenomeno preoccupato dei numeri in crescita. Il Mali, ad esempio, per fermare l’emigrazione clandestina ha avviato una campagna di informazione sui rischi che comporta lasciare il paese ricorrendo ai trafficanti, con particolare attenzione ai minori non accompagnati. “Quei bambini – ha detto il Ministro dei Maliani all’estero Aderahamane Sylla nell’illustrare la campagna governativa – percorrono la stessa rotta degli adulti che passa attraverso Burkina Faso, Niger, Ciad e Libia e poi li attende il mare. Arrivano sulle coste europee del tutto traumatizzati. Dobbiamo punire chi li manda, li dobbiamo fermare”. Dal 2014 in effetti una legge persegue i genitori che costringono i figli a partire per l’Europa. Inoltre il governo maliano ha chiesto la collaborazione degli stati europei per l’identificazione dei minori non accompagnati.

Certo è possibile che almeno una parte dei genitori non si rendano conto del destino dei figli consegnati ai trafficanti: se no, non li farebbero partire. Certo i reportage sui naufragi, i dati sui morti in mare, gli articoli che descrivono le sofferenze, i rischi e le incognite dei viaggi attraverso il deserto del Sahara, le violenze e le privazioni durante le soste negli hub in cui i trafficanti radunano gli emigranti serve a poco che circolino in Europa, serve che si conoscano in Africa. A febbraio la Bbc ha pubblicato un servizio di Paul Adams sulle violenze inflitte ai bambini africani lungo le rotte di terra e in Libia, in attesa di essere traghettati. I bambini, soprattutto se in viaggio da soli, vengono picchiati, violentati, uccisi dai trafficanti che li trasportano, patiscono fame e sete, non hanno assistenza medica. L’articolo della Bbc cita l’ultimo rapporto dell’Unicef, intitolato “Un viaggio mortale per i bambini”, che documenta “con particolari talvolta raccapriccianti storie di schiavitù, violenza, abusi sessuali subiti da un numero enorme di bambini vulnerabili mentre viaggiano alla volta dell’Italia”. Se quel rapporto fosse diffuso in Africa, se i reportage fossero letti, ad esempio, la domenica durante la messa, il venerdì in moschea, forse meno genitori affiderebbero i figli ai trafficanti.

Resta il fatto che, prima di rimpatriare un bambino, bisogna essere sicuri che finirà in buone mani e non sempre quelle dei genitori lo sono. Nei primi due mesi del 2017 sono sbarcati in Italia già 1.279 minori non accompagnati. Dal 2012 è attivo un Fondo per la loro accoglienza. Quell’anno la sua dotazione era stata di cinque milioni di euro. La legge di bilancio 2017 prevede uno stanziamento pari a 170 milioni di euro sia per il 2017 e che per il 2018.

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