SOSTA – A proposito dei pianeti scoperti: ma la vita c’è o non c’è?

Ieri è stato dato l’annuncio della scoperta di ben sette pianeti, al di fuori del sistema solare, che potrebbero (primo condizionale) essere molto simili al nostro e che potrebbero (secondo condizionale) avere qualche forma dei vita e anche potrebbero (terzo condizionale) avere in superficie o in profondità dell’acqua.

Dunque, ben tre condizionali. Poi è stato precisato che in realtà non tutti e sette sono simili alla Terra, ma solo tre.

Ora, fermo restando che di queste cose non ne capiamo granché, non mettiamo in dubbio che la scoperta sia, per gli addetti ai lavori, importante. Ciò che però ci chiediamo è perché dare un così grande risalto ad una notizia come questa. Ma forse la risposta sta proprio nella nostra incompetenza.

E’ indubbio che quando ci sono queste notizie la domanda che viene fuori è sempre la stessa: ci sono o non ci sono altre vite nell’universo?

Ovviamente quando si parla di vita, si sottende quella intelligente, quella che una dimensione spirituale. Alla faccia di certo animalismo dominante che vorrebbe dirci che poi ciò che conta non è la vita pensante, ma la vita in quanto tale, il cosiddetto “biocentrismo”.

Dicevamo: la domanda è dunque sempre la stessa. E -diciamolo francamente- è una domanda che coinvolge anche il nostro essere cattolici. Cattolicamente come la si deve pensare in merito all’esistenza di altre forme di vita inntelligenti nell’universo?

E’ ovvio che la risposta è semplice: si è liberi di pensare come si vuole. Restano però alcune condizioni che -a nostro parere- rendono difficile il credere nella vita intelligente extraterrestre.

A riguardo riprendiamo una “sosta” che abbiamo scritto non molto tempo fa.

Dicevamo: per ammettere l’esistenza di vita intelligente extraterrestre bisogna tener presente alcune condizioni. E cioè che -qualora questi extraterrestri avessero anche loro peccato- sarebbero stati redenti dall’Incarnazione che è avvenuta sulla Terra e che eventualmente avrebbero conosciuto attraverso una particolare rivelazione. Questo perché l’Incarnazione del Verbo in Gesù di Nazareth ha avuto tanto un valore universale quanto definitivo e irripetibile.

Gesù Cristo ha una preminenza assoluta rispetto a tutto l’ordine della creazione. San Paolo lo dice chiaramente nella Lettera ai Colossesi: c’è un primato di Cristo su tutte (tutte!) le cose, primato che gli spetta come Verbo eterno e come Verbo incarnato, primato che gli spetta nell’ordine della creazione e nell’ordine della redenzione.

Così dice san Paolo: “Questo Figlio è immagine del Dio invisibile; primogenito di tutte le creature, perché in Lui tutto è stato creato in cielo e sulla terra, le cose visibili e invisibili, I Troni e le Dominazioni, I Principati e le Potestà. Tutto è stato creato per mezzo di Lui e per Lui; ed Egli esiste prima di tutte le cose, e tutte le cose sussistono in Lui.” (Colossesi I, 15-17)

Dunque, se esistessero altre creature intelligenti e se queste avessero peccato, ci sarebbe comunque una centralità della Terra in quanto “luogo” dell’avvenuta Incarnazione e Redenzione.

Partendo da questo fatto (ma non solo) siamo convinti (ovviamente è solo una nostra, modesta, convinzione) che la vita intelligente sia stata voluta da Dio solo sulla Terra.

Coloro i quali sono possibilisti dicono che è probabile che ci siano altre vite perché l’universo è troppo grande e pertanto sembrerebbe strano che in un universo così grande ci siamo solo noi.

Ebbene, è proprio questo argomento che ci spinge (umilmente) a ritenere che invece siamo soli. Il santo sacerdote don Dolindo Ruotolo (apologeta instancabile, autore di numerosissimi libri) ha scritto nel suo Commento alla Genesi: “Alcuni si stupiscono che Dio abbia potuto creare tanti innumerevoli corpi celesti ‘per la terra’ che è uno dei più piccoli pianeti (…). Del resto Egli non lavora di più a formare gli elettroni di un atomo di quello che lavori a formare gli astri. Innanzi a Dio è ‘immensamente piccolo’ il cielo con i suoi corpi colossali, come è ugualmente importante l’atomo con le sue particelle imponderabili. Dio solo è grande, e innanzi a Lui tutte le cose sono un nulla (…). Egli ha voluto dirci, nell’armonia dei cieli, l’idea più accessibile a noi della sua onnipotenza, della sua sapienza e del suo amore.”

Su questo argomento s’innestano almeno quattro constatazioni importanti su cui riflettere.

Primo: Il significato della grandezza dell’universo

La grandezza dell’universo (universo che -attenzione!- non è infinito, ma grandissimo) serve a farci capire quanto ancora più grande sia Dio. Pensate: questo Dio, pur essendo così grande, pur conoscendo tutti i segreti dell’universo, s’interessa di ognuno di noi, di ogni nostra piccola imperfezione. Inoltre, questo Dio ci ha pensati singolarmente fin dall’eternità; ed è disposto a venire in ognuno di noi… a fare della nostra anima il Suo universo.

Secondo: Dio non ama in una prospettiva generalizzante e astratta

 Quando diciamo che Dio ama  l’umanità evidentemente vogliamo dire che Dio ama ogni uomo, ma -di per sé- non è un’espressione corretta. L’ “umanità” figura come un’astrazione e l’amore di Dio non ha come oggetto l’astrazione. Dio ama l’uomo, ogni uomo nella sua singolarità. Facciamo questo esempio: una mamma che ha dieci figli non ha un quantitativo di amore che divide per dieci (un decimo per ogni figlio), ma amerà totalmente ogni figlio (dieci decimi per ogni i figlio). In analogia (solo in analogia) è così l’amore di Dio per ogni uomo. Pertanto, perché meravigliarsi del fatto che la vita possa essere solo sulla Terra? Come per una mamma la vita di un solo figlio vale quanto la vita di tutti i figli, così per Dio la vita di un solo uomo vale quanto la vita di tutti gli uomini… e così, per Dio, anche un solo pianeta può valere quanto l’universo intero.

Terzo: Il Cristianesimo è tutto nella vicinanza

Quando accade qualcosa di vicino a noi scatta uno strano meccanismo psicologico per cui ci sembra impossibile che quell’avvenimento così importante possa essere avvenuto proprio qui, vicino a noi. E’ un po’ il “nemo propheta in patria” che ben conosciamo. Ebbene è proprio del Cristianesimo essere l’unica religione della vicinanza. Il Dio cristiano è un Dio che non solo esiste, ma che c’è. Ovvero è un Dio che entra nelle faccende di ogni uomo e che è disposto a fare di quel singolo problema dell’uomo la Sua “preoccupazione”, come -appunto- una mamma che non si divide ma si dona totalmente per ogni figlio.

Quarto: La Storia della Salvezza si realizza nelle scelte individuali

La Storia della Salvezza si realizza attraverso le scelte che i singoli uomini hanno compiuto nel silenzio della propria coscienza. Dio ha predisposto il piano della Salvezza –che è per tutti- affinché passi attraverso le scelte dei singoli. Dal singolo uomo dipende la possibilità di salvezza per tutti. Tutto il Cristianesimo è legato ai turbamenti e alle scelte di singole persone: Adamo ed Eva, Noè, Abramo, Mosè… la Vergine Maria.

Concludiamo.

Relativamente all’esistenza di altre vite intelligenti c’è libertà di opinione; e abbiamo espresso la nostra convinzione consapevoli che è solo una modesta opinione. C’è però un dato che speriamo di aver fatto capire: una delle bellezze del Cristianesimo è che in esso Dio è disposto a fare di ogni singolo uomo (anche il più misero e dimenticato) il Suo universo. Quindi –possiamo concludere- soli… ma infinitamente amati. E “soli” per modo di dire, perché nella Compagnia più grande e piacevole possibile!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

4 Comments on "SOSTA – A proposito dei pianeti scoperti: ma la vita c’è o non c’è?"

  1. Gentile Direttore,
    nella sua come di consueto interessante esposizione, c’è un punto che non mi torna chiaro. Ella scrive, a proposito di eventuali forme di vita aliena: “se esistessero altre creature intelligenti e se queste avessero peccato”, ponendo quindi l’ipotesi che codeste creature possano presentarsi scevre da peccato. Se ne deve inferire che per loro non valga il dogma del peccato originale?

    Grazie per l’attenzione, cordiali saluti

  2. Francesco Fragnito | 24 febbraio 2017 at 12:58 | Rispondi

    Gentile Direttore,

    alla luce dell’ultimo commento del sig. Savoia e della Sua giusta risposta, mi sovviene, però, un ulteriore dubbio.
    Nel caso citato, il pianeta dei suddetti esseri alieni dovrebbe, quindi, a tutti gli effetti essere un Eden (alieno? celeste?). E se così fosse, allora il loro pianeta possederebbe un ruolo privilegiato rispetto alla Terra in merito al tema della centralità spirituale nell’Universo, o l’Incarnazione e la Redenzione pone un vincolo anche sul superamento della prova del Peccato Originale?

    Grazie per l’attenzione.
    Cordiali Saluti.

    • Caro amico, mi sento di risponderle con la seconda ipotesi. Per un motivo molto semplice: perché qualora quegli alieni avessero peccato, avrebbero dovuto salvarsi con la Redenzione operata sulla Terra. Almeno questi sono i dati teologici che possediamo.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*