(da Il fu Mattia Pascal)
Ogni civiltà si è costruita sul senso della morte. Solo l’uomo sa di morire, l’animale no. Ed è anche per questo che l’uomo è uomo e l’animale è animale.
Il pensiero della morte incombe su ogni attesa, su ogni desiderio, su ogni progetto, su ogni gioia. Sì, anche su ogni gioia, perché non c’è mai una gioia veramente limpida e libera da qualsiasi ombra. Anche quando si ride, si scherza, anche quando si è più o meno spensierati, consapevolmente, ma molto più spesso inconsapevolmente, il pensiero della morte sta lì, al proprio fianco, in un fastidioso, ma presente, silenzio.
E se non è la morte propria ciò che angustia, è certamente quella dei propri cari. Negare questa evidenza vuol dire rinunciare a comprendere la vita.
Spiegare, invece, la morte, è proprio l’inizio della vita. Spiegare, cioè non arrendersi a ritenere la morte come qualcosa che possa attestare l’insensatezza e l’assurdità del vivere. Spiegare, cioè capire che ad essa c’è una risposta.
C’è la Risposta. C’è un Dio che è venuto a morire… per distruggere la nostra morte.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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