Guardando …una lampadina

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


La posizione dello sguardo, il privilegio dell’osservazione, il partire dal vedere e dal constatare è non solo la posizione più ragionevole, ma anche quella più intelligente. La parola “intelligenza” viene dal latino “intus-legit” che significa “leggere dentro”. L’intelligenza, pertanto, implica non una conoscenza superficiale ma una conoscenza dentro la realtà. Appunto: la realtà! L’intelligenza ha bisogno della realtà, non ne può fare a meno. Se la realtà non esistesse, non ci sarebbe modo di poter esercitare l’intelligenza, non ci sarebbe modo di essere intelligenti.


Produrre e conservare. Alimentare e custodire.

Due verbi che, se separati, negano se stessi.

Infatti, se si produce qualcosa e non la si vuole conservare, vuol dire che quella cosa che si è prodotta non merita.

Oppure, se si cerca di conservare ciò che si è prodotto e non ci si riesce, vuol dire che non si è capaci di custodire.

Ciò che colpisce di una lampadina sono due elementi.

Il primo è la sua capacità di produrre luce.

Il secondo, la sua capacità di custodire la luce in una ampolla di vetro.

Perché quel custodire? Perché altrimenti potrebbe essere pericoloso venirne a contatto.

Di luce ce n’è sempre bisogno.

Ma la luce può svanire, perdersi, indebolirsi.

E’ allora che essa va conservata e mai rovinata.

Una banale lampadina ci fa capire che toccare la luce non si può, ma viverla e goderla sì.

Toccare la luce, cioè manipolarla, maneggiarla, può essere molto pericoloso; ma farsi illuminare dalla luce non solo non è pericoloso: è necessario.

Ecco perché la luce va prodotta e custodita.

Prodotta per diffondere il Vero.

Custodirla per non far trionfare il buio della Menzogna.

Proprio come fa una lampadina.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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