Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.28)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Quali sono le verità rivelate da Dio? Le verità rivelate da Dio sono principalmente quelle compendiate nel Credo o Simbolo Apostolico, e si chiamano verità di fede, perché dobbiamo crederle con piena fede come rivelate da Dio, il quale né s’inganna né può ingannare

Si deve innanzitutto ricordare cos’è la Rivelazione. Con questo termine si indica intanto la rivelazione naturale, ossia «l’atto con cui Dio si rivela nella creazione dell’universo, che riflette analogicamente gli attributi divini, per sé invisibili» (DIZ.), che «dopo creato il mondo, comprendendosi per le cose fatte, son diventate visibili» (Rom 1, 20). Si intende però anche e soprattutto la rivelazione soprannaturale, ossia quella per mezzo dei profeti e di Cristo, «che trascende l’ordine naturale o per l’oggetto stesso rivelato (=mistero) o solo per il modo, con cui si è manifestata una verità per sé naturale» (DIZ.).

Normalmente, quando si parla di Rivelazione, ci si riferisce a quella soprannaturale che è l’insegnamento orale fatto da Dio agli uomini sulle verità necessarie per la salvezza e per la vita eterna.

Rivelare significa svelare, togliere un velo che non fa vedere. Dio fa proprio questo, svela in modo soprannaturale alla mente umana verità che da sola non riuscirebbe a conoscere. Il Casali spiega che «questa Rivelazione è cosa soprannaturale, in quanto supera l’essenza, le esigenze e le forze della natura umana e non le è affatto dovuta». L’uomo, infatti, per essenza ha diritto solo alle cose naturali, non potrebbe soddisfare l’esigenza di raggiungere Dio solo con la sua sola forza.

La gratuità della Rivelazione è, insieme all’Incarnazione, Passione e Morte di Cristo, la maggior dimostrazione dell’amore di Dio per l’uomo.

È qualcosa di realmente possibile e conveniente, sia da parte di Dio (fonte di tutte le verità, può rivelare all’uomo, creatura limitata), sia da parte dell’uomo (se non ha problemi ad imparare da altri uomini, non ne avrà a imparare da Dio). È anche necessaria moralmente, affinché l’uomo possa conoscere con ferma certezza e senza errori tutte le verità idonee ad ordinare la sua vita al Bene finale (cf. Conc. Vaticano I, sess. III, c. 2).

La Rivelazione (finita con la morte dell’ultimo Apostolo, San Giovanni) è data nella Sacra Scrittura e nella Tradizione  ed è spiegata in modo mirabile dal Magistero. Come spiega San Pio X il Credo sintetizza in modo preciso e chiaro le verità rivelate. Il Credo è sempre stato chiamato Simbolo apostolico: sin dalle origini, il termine “simbolo”, infatti, è stato usato per le formule di fede ufficiali; quello apostolico è forse il più noto.

Abbiamo quindi tutti gli strumenti essenziali per conoscere le verità necessarie per la nostra salvezza, non dimenticando il presente Catechismo che stiamo commentando, utilissimo anche nella versione per bambini.

Una parte di questa Rivelazione (Antico Testamento) è stata fatta tramite i patriarchi e i profeti.

I patriarchi biblici sono i «discendenti di Adamo fino a Noè (antediluviani) e di Sem fino a Thare (postdiluviani)»; «sono chiamati patriarchi anche Abramo, Isacco, Giacobbe, altri personaggi nei Settanta e (…) i figli di Giacobbe e David» (E.C.).

Per profeta, invece, si intende «colui che, per vocazione divina, parla in luogo e in nome di Dio, comunicando agli uomini, cui è mandato, quanto il Signore, con azione soprannaturale, gli ordina e gli svela» (E.C.): qualcuno che parla in luogo di Dio.

Le verità rivelate si chiamano verità di fede o dogma. Sono appunto verità rivelate da Dio e proposte dalla Chiesa a cui i fedeli hanno l’obbligo di credere. San Pio X insegna che «dobbiamo crederle con piena fede come rivelate da Dio»: è l’autorità di Chi rivela che ci obbliga.

«La fede ci dà una certezza di verità superiore a quella di qualsiasi argomento della scienza umana, perché è basata sulla veracità e santità di Dio, infinitamente superiore alla scienza e alla probità di qualsiasi creatura» (Dragone).

Lo scopo del dogma è quello di chiarire e definire in modo immutabile, definitivo, i contenuti della nostra fede, per tutelare così i fedeli dall’errore. Sono quindi elementi fondamentali per la salvezza dell’anima.

Se una verità, invece, non è rivelata da Dio, non trova fondamento nella Rivelazione divina, non si parla più di dogma, verità di fede, ma semplicemente di verità cattolica. Rimandiamo per ovvi motivi di spazio ad un buon manuale per tutte le differenze tra i vari tipi di verità della Chiesa.

Ci sono tre tipi di verità rivelate: di ordine naturale (esistenza di Dio, immortalità anima), storiche (ad esempio: tutta la vita di Cristo) e di ordine soprannaturale (che non si possono conoscere se non rivelateci divinamente, vedi i misteri della fede, ad esempio: Trinità e Incarnazione).

Il dogma è immutabile, sostanzialmente ed intrinsecamente. È il buon senso a dircelo, prima ancora che la dottrina cattolica: Dio, Essere perfettissimo, «né s’inganna né può ingannare», non può in alcun modo avere imperfezioni, quindi concetti da perfezionare, da migliorare o, addirittura, da correggere nel corso dei tempi.

Quel che ci ha rivelato è verità valida per sempre, oggettiva, superiore ed estranea alle dinamiche umane.

Non è accettabile quindi la contestazione, molto frequente in questi tempi, che Dio abbia parlato duemila e più anni fa e le cose intanto sono cambiate. Men che meno quella per cui Dio duemila e più anni fa non poteva sapere come il mondo sarebbe cambiato e quali esigenze gli uomini avrebbero avuto.

Dio, Essere perfettissimo (n. 2) ed onnisciente (n. 9), sa tutto di tutti per tutti i tempi del mondo, dalla Creazione al Giudizio universale. Conosceva sin dall’inizio tutto quel che sarebbe successo nel mondo, gli sviluppi e i cambiamenti che si sarebbero susseguiti. Pensare le contestazioni indicate comporta negare una virtù a Dio, significa pensarLo non perfettissimo.

Le verità che compongono la dottrina cattolica sono concetti dati, oggettivi, esterni all’uomo, immutabili. Se l’uomo ritiene di dover accettare come fisse le regole stabilite dal padrone di casa che li ospita, come si può pensare di poter invece ritenere modificabili le verità divine, ontologicamente superiori alle leggi e regole umane?

E inoltre: come il dogma, se mutabile e soggetto ad evoluzione (dicasi stravolgimento), potrebbe adempiere alle sue funzioni di dare certezza agli uomini ed evitare loro errori?

La Chiesa ha combattuto e condannato nel corso della sua storia teorie che stravolgevano l’immutabilità del dogma: su tutti, nel secolo scorso, il modernismo, che equiparava il dogma «a un’espressione simbolica del sentimento religioso in perenne sviluppo» (DIZ.), in pratica, il dogma ridotto a qualcosa di soggettivo, mutabile da persona a persona. In questo modo il modernismo ammetteva (e ammette!) un’evoluzione anche intrinseca, quindi del significato stesso delle verità di fede. In tal modo, la storia andrebbe a giudicare la Verità e non il contrario. Dio, Essere infinito e Creatore, dovrebbe adattarsi alle volubilità dell’uomo, essere finito e creato.

L’unica vera evoluzione possibile relativa al dogma è invece solo quella estrinseca, ossia il migliorare non il dogma in sé, la sua sostanza, ma il modo in cui esso è spiegato, espresso e quindi la sua comprensione da parte dei fedeli.

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