INCANTO: Il Castello di Fenis

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Viaggiando ci si incanta per ciò che incontra il nostro sguardo. Meraviglie succedono a meraviglie. E nella loro diversità, s’incontra l’unità del Bello che dimostra come tutto abbia bisogno di ricondursi all’unica Presenza. Quella stessa che ha fatto sì che esistesse tutto e che vuole che questo tutto possa essere orientato a Lui. Osservando, contemplando, e soprattutto incantandosi dinanzi alla Bellezza della natura o di ciò che l’uomo ha costruito, si capisce quanto sia giusto capirne il significato per poi lodare e ringraziare.


Castello di Fenis, Valle d’Aosta, costruzione XIV-XV secolo

I pericoli possono essere visibili; e quando lo sono -diciamolo francamente- è molto meglio. Almeno c’è la possibilità di prepararsi, di organizzare una difesa; o di far sì che questa difesa possa ben fare uso di altro, per esempio di un luogo protetto. I castelli, quelli costruiti soprattutto per scopi bellici e di protezione, solitamente venivano costruiti su promontori, cercando di utilizzare ciò che la natura offrisse per la difesa.

Il Castello di Fenis no. Questo non si erge su un’altura, bensì su un lieve poggio privo di difese naturali.

Ci ricorda, insomma, una verità: la vigilanza.

Si può essere anche nelle situazioni più tranquille, quando cioè il nemico non sembra minacciare, quando tutto fila liscio, quando non c’è tempesta all’orizzonte… ma anche in una situazione del genere bisogna stare attenti; bisogna che i bastioni della difesa siano adeguatamente robusti. Bisogna far sì che la propria anima sia adeguatamente salvaguardata: che la robustezza delle sue mura siano impenetrabili. Dice un proverbio: “Bisogna tenere l’occhio aperto anche in un deserto”. 

La “pianura” della tranquillità può circondare l’anima, ma anche in questa “pianura” non si deve mai perdere la prontezza di eventualmente difendersi.

Come il Castello di Fenis: mura e bastioni robusti su un lieve poggio privo di difese naturali.


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