APOLOGETICA CON L’ARTE: “Il cardellino domestico” di Henriette Browne (1829-1901)

1.I medievali lo avevano capito bene: non c’è modo di poter conoscere la realtà se non unificando ciò che la realtà esprime. La chiamavano “reductio ad unum”, cioè riduzione (meglio: riconduzione) ad unità. L’unità è Dio. Tutto ha origine da Lui e dunque tutto, non solo deve ritornare a Lui, ma può essere capito solo in Lui.

2.Ciò evitava due errori, che invece sono tipici dell’apostasia moderna. Il primo: considerare lo studio come fine a se stesso, cadendo in una prospettiva astratta, intellettualista e libresca. Il secondo è opposto: farsi fagocitare dalla natura pensando che essa non possa essere nemmeno un po’ conosciuta e significata.

3.Ricondurre tutto a Dio vuol dire invece aderire alla realtà (non cadere nell’intellettualismo astratto), ma anche essere convinti che la realtà possa essere studiata, proprio perché ha in sé una logica, perché frutto di un progetto e non del caso.

4.Il dipinto che possiamo ammirare visivamente dice questo. La bambina sta studiando. E’ intenta a scrivere. Dinanzi a lei ci sono anche dei libri. Sarà certamente uno sforzo non indifferente per la sua età. Ma sulla sua semplice scrivania c’è un uccellino che ha fatto uscire dalla gabbietta, così come ci sono dei frutti e dei fiori appena raccolti.

6.Nel giro di un’apertura di braccia ci sono la natura e lo studio. Ci sono i doni della realtà e lo sforzo di capirli e riconoscerli.

7.Il tutto espresso dal volto dolce di una bambina che non può che meravigliarsi dinanzi a questa bellezza.


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