Senza la Messa contemplativa, sparisce anche la vita contemplativa, e soprattutto non se ne capisce più la necessità

da radicatinellafede.blogspot.it


La cosa più insopportabile a un cuore cristiano è vedere attentare alla vita contemplativa, che è l’anima della vita cristiana.

“Quanta utilità e gioia divina rechino la solitudine e il silenzio dell’eremo a coloro che li amano, lo sanno solamente quelli che ne hanno fatto esperienza. Qui, infatti, agli uomini forti è consentito raccogliersi quanto desiderano e restare con se stessi, coltivare assiduamente i germogli delle virtù e nutrirsi, felicemente, dei frutti del paradiso. Qui si conquista quell’occhio il cui sereno sguardo ferisce d’amore lo Sposo, e per mezzo della cui trasparenza e purezza si vede Dio. Qui si pratica un ozio laborioso e si riposa in un’azione quieta. Qui, per la fatica del combattimento, Dio dona ai suoi atleti la ricompensa desiderata, cioè la pace che il mondo ignora, e la gioia nello Spirito Santo.
Che cosa è tanto giusto e tanto utile, e che cosa così insito e conveniente alla natura umana quanto l’amare il bene? E che cosa altro è tanto bene quanto Dio? Anzi, che cosa altro è bene se non solo Dio? Perciò l’anima santa, che, di questo bene, in parte percepisce l’incomparabile dignità, splendore e bellezza, accesa dalla fiamma d’amore dice: L’anima mia ha sete del Dio forte e vivo; quando verrò e mi presenterò davanti al volto di Dio?».

Usiamo le parole stesse di San Bruno, fondatore dell’ordine più contemplativo che la Chiesa conosca, i Certosini, per sintetizzare nel concreto la vita contemplativa. Di questa vita contemplativa la chiesa di oggi ha urgentemente bisogno. È la vocazione più elevata che possa esistere nel popolo cristiano, e il popolo cristiano ne ha assolutamente bisogno. Se scomparisse la vita contemplativa, il mondo cristiano perderebbe la sua anima.
(…)
(Ecco perché) occorre reagire alla confusione mortale che alberga nel popolo cristiano, avvelenato da un falso cristianesimo naturalista, che, utilizzando ancora le parole cattoliche, le svuota di vero significato. È una confusione a tutti i livelli, a tutti i livelli della gerarchia e del popolo. È un avvelenamento che sparge morte, la morte del cristianesimo integralmente vissuto.
L’avvelenamento del naturalismo toglie a Dio il primato; fa parlare ancora di Dio, ma Dio non è più tutto, non è più il primo. Dio è ridotto ad un interlocutore dell’uomo, che all’occorrenza l’uomo interpella o cita, ma da Dio non parte tutto e tutto non torna più a lui: è l’uomo che è al centro. E quando l’uomo è al centro, l’uomo si smarrisce, perché Dio è tutto, è il suo tutto. “Deus meus et omnia, mio Dio, mio tutto”, è l’espressione sintetica della vera religione sulle labbra di San Francesco.
La vita contemplativa pone il primato di Dio: essa in sé è giusta, perché pone l’uomo nella giusta posizione. La Chiesa senza vita contemplativa muore nel naturalismo cristiano, che usa ancora i vocaboli della Tradizione riferendoli innanzitutto a un progetto umano. Si tratta del colpo maestro del demonio, l’ultimo inganno per distruggere ciò che ancora resta del cattolicesimo nel nostro tessuto sociale.
Chi se ne avvede appieno? Chi urla al pericolo? Continuiamo a sentire un silenzio assordante e complice dell’opera di Satana.
E Satana è il menzognero: anche lui dice che Dio è tutto, ma poi ti dice che Dio passa nel fratello, nel povero, nella comunità, nel pellegrino… ma non perché tu lo riconosca e lo servi in essi, bensì perché tu lo relativizzi: ti fa dire “Dio è tutto, ma siccome è dappertutto e in tutti, continuo a vivere la mia vita umana così com’è, con un po’ di benevolenza in più…” e così compie la desacralizzazione della vita cristiana.
Il primato di Dio è un primato: è vero che passa anche attraverso i fratelli, attraverso il povero e l’afflitto, attraverso chi il Signore ti mette accanto, ma è Dio appunto che si rende presente! E lui è tutto!
Ebbene, per questo primato di Dio, da sempre la Chiesa ha riconosciuto che alcuni sono chiamati da lui a stargli difronte primariamente, e questo stargli difronte diventa il compito della vita. La Chiesa da sempre ha riconosciuto i contemplativi, eremiti o in comunità, li ha riconosciuti e difesi dal mondo con una legislazione precisa. Ha difeso gli “inutili” secondo il mondo, perché così necessari al mondo stesso.
(…)
Il contemplativo è perciò profetico: dice a tutti i cristiani, che vivono ancora nel mondo e dentro le occupazioni della vita, che alla fine resterà la contemplazione che è il vertice dell’attività, perché è Dio che opera. Cosa faremo nella vita eterna se non godere dell’unione perfetta con Dio? E come può un popolo senza contemplativi capire ancora la vita eterna?
Il popolo cristiano aveva nel passato, nel rito della Messa, il profetico e definitivo del contemplativo: la Messa della Tradizione ti blocca difronte a Dio e alla sua azione, ti chiede un grado di contemplazione; la Messa della Tradizione ti chiede la contemplazione ponendoti il primato di Dio: il silenzio, le genuflessioni, il protendersi verso la sua venuta, lo spirito di adorazione… tutto e richiamo alla contemplazione.
Era così per tutto il popolo… poi (…) hanno infarcito la Messa di parole e dialoghi, acclamazioni e gesti dentro un vortice sempre più banalizzante e disumanizzante (…). E il primato di Dio è scomparso dalla vita del popolo. E i fedeli non hanno più visto Dio nella Messa.
(…)
Il Cristianesimo c’è dove c’è la Messa contemplativa.
Anche il monachesimo si salverà solo con la Messa contemplativa, la Messa della tradizione.
 (…)

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