La Borraccia per il 3 novembre

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

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L’ACQUA

Io sono ‘cielo’! E la conclusione da dedurne: lavorare a mettere il ‘cielo’ nell’anima mia, per metterne sempre di ‘più’. Seminare nel tempo, per raccogliere nell’eternità: abbiamo altre ragioni di vivere quaggiù? Chi vorrebbe, dunque, dopo matura riflessione, collocare altrove lo scopo della sua vita?

(Padre Rodolfo Plus S.J. – Dio in noi)

I SORSI

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Cari pellegrini, stiamo passando dinanzi a dei cumuli di immondizie. Lo spettacolo è disgustoso. Avvertiamo anche la necessità di chiudere il naso per evitare di essere inondati da un lezzo insopportabile… e così la nostra mente vola e immagina quanto sarebbe diverso se dinanzi a noi ci fossero degli scrigni bellissimi, pieni di oggetti puliti e profumati…

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Cari pellegrini, se vi sentite tali, dovreste saper rispondere a questo interrogativo: qual è la differenza tra il pellegrinare e il viaggiare?

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La risposta è molto semplice. Viaggiare vuol dire raggiungere una meta (o delle mete) che arricchiranno sì le proprie conoscenze, ma non saranno capaci di cambiare la vita. Pellegrinare, invece, significa andare verso un “luogo” che si ritiene decisivo per il destino della propria vita; un luogo che serve a cambiare ed a rinnovare la propria esistenza.

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Ma c’è un’altra domanda che ci si può porre ed è questa: perché nel mondo antico (quello pagano) non poteva nascere una vera idea di pellegrinaggio, mentre questa esperienza è nata e si è diffusa soprattutto nel mondo cristiano?

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La risposta è anche in questo caso semplice. Nel mondo antico l’aldilà veniva pensato come una sorta di diminutio. Le anime dell’Ade nutrivano nostalgia per la vita terrena che era considerata migliore rispetto a quella ultraterrena. Nel mondo cristiano, invece, la vita viene considerata un pellegrinaggio perché la vera patria e la vera gioia non sono qui sulla terra, bensì in Paradiso.

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L’acqua di questa borraccia ci offre delle parole del gesuita padre Plus (1882-1958), autore di preziosi libri di spiritualità. Egli dice chiaramente che bisogna vivere per l’eternità. Soprattutto utilizza un’espressione che è bellissima. Dice che bisogna mettere il Cielo nell’anima.

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Forse non ci facciamo adeguato caso, ma la Verità Cattolica ha una bellezza straordinaria che è quella di affermare che non è importante ciò che si fa, bensì che è importante come lo si fa… ma soprattutto afferma che è importante sapere che ciò che si fa, anche ciò che può sembrare più insignificante, porta con sé un esito eterno.

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Santa teresa di Lieseux avvertiva una grande gioia nel sapere che anche il raccattare uno spillo, offrendo questo gesto al Signore, divenisse foriero di eternità.

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E qui abbiamo un’altra bellezza. Tanti gesti grandi e famosi, che si leggono sui libri e per cui si celebrano anniversari, non solo possono essere stati giudicati negativamente da Dio (quanti ce ne sono!), ma proprio perché hanno servito la menzogna e non la verità, adesso arricchiscono la pattumiera della Storia… e danno cattivo odore.

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Tanti gesti, invece, che il mondo ha reputato insignificanti, o forse addirittura dannosi secondo la sua logica, sono stati invece giudicati positivamente da Dio e adesso arricchiscono gli scrigni della Storia… e profumano di santità e non del lezzo del peccato!

Al Signore Gesù

Signore, scegliendo te, scelgo l’eternità.

Scegliendo Te, posso “mettere il Cielo nella mia anima”.

Senza di Te, il tempo del mio vivere non è che uno scorrere senza senso verso un impietoso abisso.

Alla Regina dello Splendore

Madre, Tu sei lo scrigno più bello dell’Eterno.

Vivendo stretto a te, sperimenterò continuamente la Bellezza dell’Eterno e il suo soavissimo profumo.

Gustando questo lindore, voglio proseguire i miei passi.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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