La grande opportunità della “sofferenza vicaria”

di Pierfrancesco Nardini

Abbiamo scritto che la Croce e, di conseguenza, i sacrifici sono i grandi assenti nella vita di sempre più persone (clicca qui).

Se ne è anche chiarito il senso, la motivazione alla base dei sacrifici.

L’amore che suscitano in Dio è dovuto al voler partecipare, con quel poco che si ha, alle sofferenze subite da Cristo nella Passione e sulla Croce e voler alleviare e riparare quelle che ancora deve sopportare.

San Francesco di Sales scriveva che “i sacrifici sono i fiammiferi con cui si accende il fuoco dell’amor di Dio”.

Il Santo Vescovo, oltre a darci una bellissima immagine, semplicemente fa capire l’importanza della gratuità del sacrificio, ossia non calcolato per secondi fini.

Se si ama una persona, si fanno per lei gesti spontanei, generosi, solo per il suo bene. Soprattutto si è disposti a condividerne la sofferenza, il momento difficile. Come si suol dire, si sarebbe disposti a gettarsi nel fuoco.

Se questo è comprensibile e accettabile verso le persone, perché non dovrebbe esserlo verso Dio?

La differenza sta nel destinatario: se nei rapporti umani facciamo un sacrificio solo per una persona o, al massimo, per qualcuna in più, nel rapporto con Dio offriamo a Lui il nostro sacrificio, la nostra sofferenza, ma questo aiuta tutti.

La sofferenza vicaria è la sostituzione di alcune anime nella soddisfazione di peccati altrui (di una sola persona, di più persone, dei peccatori in generale). In un certo qual modo si prendono volontariamente i peccati di tutti per alleviare Nostro Signore.

Gli esempi di San Pio da Pietrelcina (clicca qui) e di Giacinta di Fatima (clicca qui) sono illuminanti a questo scopo.

Ognuno poi può offrire a Dio quel che può, non tutti sono in grado ovviamente di seguire le orme dei Santi, anche in questo aspetto. A volte può anche semplicemente bastare il rivolgersi a Dio in normali momenti di difficoltà e dirGli “Signore, a te offro questa difficoltà, questo dolore”.

Ciò che serve è un riavvicinarsi a Dio anche sotto questo aspetto e iniziare a toglierci dalla testa la visione della sofferenza come male per antonomasia, cambiandola con quella di aiuto alla nostra santificazione e a quella del nostro prossimo.

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