16 dicembre 1770 nasce Beethoven. Una riflessione apologetica sulla sua Nona Sinfonia

di Corrado Gnerre


7 maggio 1824, per la prima volta viene eseguita la Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven (1770-1827), alla Porta di Carinzia a Vienna. E’ un grandissimo successo.

Lasciando perdere il messaggio che sottende a questa composizione, che si tratti di un capolavoro è fuori discussione.

Ma questo ci interessa relativamente. Ciò che invece è molto interessante da un punto di vista apologetico è altro.

Beethoven compose questa stupenda musica quando ormai pativa una sordità completa. Essa, la musica, era tutta nella sua mente, non poteva ascoltarla e di fatto mai acusticamente l’ascoltò. Ma non solo era da lui “sentita” bene, era stato proprio lui, sordo, a comporla.

Forse non ci abbiamo mai riflettuto, ma questo è molto interessante. Si tratta di cogliere un’ importante verità antropologica, cioè attinente all’uomo; meglio: attinente alla grandezza dell’uomo.

L’uomo ha certamente bisogno del corpo, d’altronde Dio lo ha voluto anche in corpo; ma questo (il corpo) è governato dallo spirito. E’ talmente governato dallo spirito, che quando il corpo è debole, o addirittura ammalato, la forza dello spirito continua liberamente ad agire.

Basterebbe fare questo esempio: una macchina (ce se sono tante) che esprime una potenza straordinaria (per esempio un escavatore che perfora la roccia), può essere stata progettata da un ingegnere malaticcio e con un corpo fragilissimo. Ma la forza dello spirito, in questo caso l’intelligenza (che è spirito!) è libera e crea qualcosa che va molte oltre le forze fisiche da cui parte. Lo spirito umano parte dal corpo, ma va oltre il corpo. Perché l’uomo è uno spirito incarnato.

Nel 1815 Beethoven scrive queste parole alla contessa von Erdody: “Noi esseri limitati dallo spirito illimitato, siamo nati soltanto per la gioia e la sofferenza. E si potrebbe quasi dire che i più eminenti afferrano la gioia attraverso la sofferenza.

Ecco il punto di cui sopra. Beethoven lo dice chiaramente: l’uomo è un essere limitato ma che possiede uno spirito illimitato. In questo caso “illimitato” non vuol dire “infinito” (infinito è solo lo spirito di Dio), bensì significa che l’uomo porta con sé una domanda ed un desiderio enormi, molto più grandi della limitatezza del proprio corpo. Corpo, che è sì importante, ma che deve essere governato dallo spirito.

“Spirito illimitato” che permise al Musicista di comporre senza ormai più udito una musica del genere. Ascoltiamola.


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